Cinque persone uccise, oltre 300 ferite. Stato d’emergenza per quattro giorni e coprifuoco notturno. I militari pattugliano Ulan Bator, capitale della Mongolia dove si attendono ancora i risultati del voto dello scorso fine settimana. Il bilancio di cinque morti e 329 feriti (221 civili e 108 poliziotti) durante le violenze di martedì nella città è stato fornito dal ministro della giustizia Tsend Munkh-Orgil. Le manifestazioni e gli scontri erano seguiti all’annuncio fatto dal Partito popolare rivoluzionario mongolo (Pprm, ex comunista) di aver conquistato almeno 45 dei 76 seggi del parlamento mongolo, il Gran Hural. Migliaia di sostenitori dell’altro grande partito del paese, il Democratico, erano scesi in piazza. Dopo violenti scontri con la polizia avevano dato l’assalto alla sede del Pprm che è stata messa a soqquadro e data alle fiamme. Il presidente della Repubblica ha decretato lo stato d’emergenza per quattro giorni, con coprifuoco notturno. Lo stato d’emergenza prevede tra l’altro il divieto di assembramenti, di vendita di alcolici e restrizioni per la stampa. I risultati ufficiali del voto ancora sono attesi. La situazione nella capitale appare ora calma. Decine di soldati sono di guardia palazzone in stile sovietico dove è la sede del Pprm, con i vetri rotti e con del fumo che ancora esce da qualche finestra. Altri soldati pattugliano le vie del centro a piedi o su veicoli militari. Il primo ministro Sanjaagiin Bayar, del Pprm, ha accusato i Democratici di aver fomentato le violenze lanciando accuse di brogli elettorali.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76793


