h1

Guidano imbottiti di droga e alcol: due morti

Novembre 3, 2008

Subito molto pesante il bilancio di vite umane perse sulle strade nel ponte d’Ognissanti. Già dieci ieri le vittime. In almeno due casi, però, la colpa non è delle condizioni atmosferiche o del traffico intenso. Gli incidenti mortali sono stati provocati da chi, ubriaco e drogato, non doveva mettersi al volante. In provincia di Milano un giovane che aveva fumato cannabis, ingerito Valium e che viaggiava perfino senza la patente, ritirata qualche mese fa, ha causato la morte di una ragazza di 24 anni. Mentre nel Bresciano un clandestino alla guida sotto l’effetto di alcol e cocaina ha investito frontalmente un uomo di mezza età, padre di famiglia alle soglie della pensione. La questione va ben al di là di una serata da «Halloween di sangue». Denuncia l’associazione BastaUnAttimo, in prima linea nella campagna nazionale sulla sicurezza stradale: «Ormai è allarme rosso. Sono fatti che dovrebbero scuotere l’intero Paese: siamo di fronte a delle vite spezzate da individui che si mettono alla guida della propria auto in condizioni inaccettabili. Queste sono tragedie che si possono evitare».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303006

h1

«Dedicato a chi ha detto

Novembre 2, 2008

Riccardo SignoriCielo grigio su, cappellino calato fin giù, quasi sugli occhi, svolazza fuori solo la coda dei capelli scuri. Ma chi è Serpico? Mauro Camoranesi somiglia a un tipo da film. Torna in caccia, a caccia dell’avventura, ora che può di nuovo giocare. Forse dal primo minuto, dice Ranieri. Grigio novembrino a Vinovo, che contrasta con il pallido sole che illumina l’ultima Juve. Passata la bufera? Mauro ‘Serpico’ sorride. Conosce le storie del calcio. «La bufera capita quando mancano i risultati. È il destino delle grandi squadre». C’è l’impressione che, ancora una volta, voi grandi vecchi abbiate preso in mano il destino della Juve…«Cosa dice? Non siamo vecchi! Il periodo di difficoltà è legato agli infortuni che hanno colpito tutti: nuovi e vecchi, come dice lei. Però tutti hanno dato una mano a venirne fuori».Eppure quell’abbraccio fra Nedved e lei dopo il gol a Bologna, sembrava dire qualcosa d’altro…«Ultimamente prendevamo in giro Pavel, gli dicevamo che ormai non aveva più il tiro, che faticava a trovare la porta. Io lo stuzzico sempre. E mi ha fatto piacere l’abbraccio. C’è rispetto reciproco. Pavel è uno dei giocatori che stimo di più».E la Juve è sempre squadra?«Sì, è stata sempre una sua caratteristica e lo si vede in campo: dal modo come ci si aiuta».Si era detto che c’è uno spogliatoio diviso.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302829

h1

L’importanza di chiamarsi sempre Ringhio

Novembre 2, 2008

di Rino Gattuso

Se guardo alla mia carriera calcistica, il pensiero corre veloce alla prima immagine, nitida, di un ragazzino innamorato pazzo del pallone e capace di ogni monelleria pur di riuscire in quel gioco avvincente. Mettevo a rischio la buona riuscita negli studi per inseguire una palla, sfidavo l’ira dei miei genitori tornando a casa con qualche graffio in testa per completare una sfida con i miei coetanei in qualche slargo a Schiavonea, il mio paese in Calabria.
È stata la passione la grande spinta che mi ha fatto accettare il trasferimento prima a Perugia e poi in Scozia, a Glasgow, in un Paese di cui ignoravo la lingua oltre che le difficoltà legate al clima: a quell’età è duro allontanarsi dalla famiglia, dagli amici, dalle proprie radici. Io ce l’ho fatta.

E quando mi è capitato, a Berlino, in una notte magica dell’estate del 2006, di riuscire nell’impresa storica di accarezzare la coppa del mondo, ho promesso a me stesso che non sarei cambiato. Che sarei rimasto Rino, come mi chiamano tutti in famiglia o Ringhio, come fanno i tifosi del Milan e della Nazionale in giro per il mondo. Non sono cambiato perché ho sempre tenuto a mente il mio passato e non ho mai dimenticato le mie qualità che sono particolari: non le ho ricevute in dono dalla natura, me le sono conquistate sui campi impolverati della provincia con la forza della volontà, con l’assiduità negli allenamenti e lo ho coltivate con estrema determinazione, tutti i giorni.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302940

h1

«Elite model look», in cerca della nuova Sastre

Ottobre 16, 2008

Scoprire un volto nuovo per la moda, è questo l’obiettivo di «Elite model look» che dal 1983 ha lanciato top model importanti come Linda Evangelista, Cindy Crawford, Ines Sastre e le italiane Elena Santarelli ed Elenoire Casalegno. Tra le 13 aspiranti modelle, selezionate mediante numerosi casting in tutte le regioni, soltanto una ragazza rappresenterà l’Italia alla 25ª edizione che si svolgerà in Cina, a Sanya, il 1 novembre. La modella sarà scelta questa sera all’Accademia l’Oreal da una giuria presieduta dalla top model e attrice Vanessa Hessler e dal presidente internazionale di Elite model management, Gerald Marie. «Stiamo cercando di ampliare il mercato – spiegano gli organizzatori, Claudio Giorgi e Mario Gori e, come agenzia, vogliamo seguire le migliori modelle nella loro carriera in televisione, al cinema e in pubblicità». Le caratteristiche fisiche non bastano più, è importante dimostrare preparazione, determinazione e passione per svolgere il lavoro di modella. Le ragazze sono tutte alte, belle, spigliate e con obiettivi che spaziano anche oltre la moda. Questa sera, presentate dall’attore Salvatore Marino, realizzeranno un fashion show sfilando con abiti di Gattinoni e La Perla. Eccole. Olga Cosenco, 17 anni, è di Grottaferrata; Carlotta Laurenti, 20 anni, è di Roma ma con origini paterne libanesi studia comunicazione; Veronica Valentini, 17 anni, è di Nepi e studia al classico; Giovanna Bravi, 21 anni, vorrebbe lavorare in comunicazione o pubblicità; Eva Russo, 17 anni, studia al liceo scientifico; Helena Veltmans, 17 anni, è di Bruxelles e sogna di studiare in Italia; Laura Calvo, 22 anni, è di Crotone ma vive a Milano dove studia scienze politiche, lavora già con Elite; Federica Giunta, 18 anni, arriva da Avola e vorrebbe diventare architetto o ingegnere; Carolina Bruni, 19 anni, è di Marino, studia scienze della comunicazione a Tor Vergata e sogna di diventare pr; Federica Sperandini, 17 anni, è di Bari e studia al liceo scientifico; Gorana Gvozdenovic, 22 anni, è nata a Sarajevo ma vive da 15 anni in Italia, ha iniziato a fare la modella a 14 anni; Ginevra Ficari, 16 anni, è di Firenze e studia all’istituto d’arte, sogna di fare la modella o la fotografa; infine Gabriella Shiner, 17 anni, è di Washington ma da un anno vive a Roma, tra i suoi sogni c’è il giornalismo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298492

h1

Dentro i conflitti di classe – Cinema

Ottobre 14, 2008

La classe (or. Entre les murs) di Laurent Cantet sceneggiatura di Laurent Cantet, Francois Begaudeau, Robin Campillo fotografia di Pierre Milon, Catherine Pujol, Georgi lazarevski montaggio di Robin Campillo, Stehpanie Léger con Francois Begaudeau, Cherif Bounaïdja Rachedi, Juliette Demaille, Laura Baquela, Nassim Amrabt

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79786

h1

La «Casana», i suoi primi cinquant’anni

Ottobre 4, 2008

Nino Gotta, ex dirigente di Carige è direttore de «La Casana» da quarant’anni. In questo suo ricordo ci racconta la bella storia di una bella iniziativa editoriale.Il periodico di informazione e cultura edito dalla nostra banca compie cinquant’anni! L’esordio editoriale risale, infatti, al bimestre settembre-ottobre 1958 ed era programmato, secondo le intenzioni del Direttivo della banca editrice, per avere una cadenza di uscita bimestrale. La ragion d’essere era evidenziata nella presentazione di quel primo numero: per la Cassa di Risparmio di Genova era in atto un processo evolutivo collegato ad uno sviluppo di attività esaltante, sotto tutti i punti di vista, della vita economica e sociale dell’epoca.Espansione territoriale in atto, esigenza di nuove dimensioni e quindi necessità in termini di spazi per gli uffici di sede onde poter raggiungere efficienza e funzionalità adeguate ad una crescita esponenziale dell’istituto bancario. Nasceva da quella esigenza la decisione di dare alla Cassa una nuova sede centrale che rispondesse alle moderne esigenze di una banca – sempre più Banca e sempre meno Cassa – pur mantenendo per scelta economica ma anche sentimentale l’ubicazione storica, laddove per secoli aveva operato la «Casana», una benefica istituzione creata con il nobile scopo di combattere l’usura; ed era appunto così che i genovesi erano abituati a chiamare quella istituzione, trascurando l’origine etimologica di quel nome, non mai perfettamente definita.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295616

h1

Se crollano i giganti – Economia

Settembre 17, 2008

Lehman Brothers, la prestigiosa banca americana fondata oltre 150 anni fa e famosa per efficienza e competenza, ha chiesto il chapter 11 – l’anticamera del fallimento. La notizia non può non scioccare, anche se arriva in un momento in cui quasi nessuno, nell’olimpo della finanza internazionale, sembra al riparo dalle tempeste iniziate con il domino dei mutui «subprime». Merrill Lynch, la blasonatissima casa di brokeraggio, e AIG, la più grande assicurazione del mondo, dipendono dall’aiuto di cavalieri bianchi se vogliono sopravvivere, mentre Freddie Mac e Fannie Mae, i giganti dei mutui americani, sono stati assorbiti dal governo americano, e Bear Stearns sembra un ricordo del passato, dopo il salvataggio interessato da parte di JPMorgan. Che cosa sta succedendo? Come si è passati dai bonus milionari (in dollari e sterline) e i grattacieli di cristallo all’elemosina di Tesoro e Federal Reserve? La risposta a questa domanda molto complessa è semplice: liquidità. In un clima finanziario con margini anemici e tassi di interesse bassi come negli anni passati, le banche non depositarie (quelle che non hanno sportelli) si sono inventate nuovi prodotti finanziari molto strutturati e complessi, hanno comprato debiti di sempre più bassa qualità, li hanno impacchettati in prodotti più o meno garantiti e se li sono rivenduti tra di loro e agli investotori in una misura tanto grande e con un grado di sofisticazione tanto spinta che nemmeno loro, alla fine, sono state in grado di valutarne il rischio.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79024

h1

Venezia inizia calando gli assi da Clooney alla Pitt ai Coen – Cinema

Agosto 31, 2008

Partenza, si ride. O meglio, ci si fa beffa della stupidità umana, di quanta confusione regna sotto questo cielo. Inaugurazione per una volta brillante per la Mostra di Venezia, 65ma edizione, che si apre ufficialmente con la spy story da idioti dei fratelli Coen, Burn after reading, proiettato in anteprima mondiale e fuori concorso. In serata la passerella con parata di star, in mattinata film riservato alla stampa. Che ha apprezzato. Subito prima un corto di Manoel De Oliveira, il maestro portoghese quasi centenario, che non conosce secche alla sua ispirazione: Il visibile dell’invisibile è un ritratto fulminante dell’incomunicabilità e dell’impazzimento collettivo. In 7 minuti due amici che s’incontrano per strada a San Paolo finiscono per parlarsi faccia a faccia usando i cellulari. Scritto prima di girare Non è un paese per vecchi, miglior film agli Oscar di quest’anno, con Burn after reading i Coen dimostrano ancora una volta l’assoluta padronanza nell’esplorare i generi. Loro stessi non si stupiscono, affermando che «le storie arrivano in modo casuale e così le proponiamo». Coppia di ferro sul lavoro, hanno conquistato Hollywood con film di cassetta e opere più complesse senza soluzioni di continuità. L’Oscar per l’apologo sulla malvagità senza scopo Non è un paese per vecchi, tratto dal romanzo di Cormac McCarty, ha solo certificato il loro spessore.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78413

h1

Libia, Berlusconi firma l’accordo voluto da Prodi

Agosto 31, 2008

La Venere di CireneSilvio Berlusconi firma l’accordo con Tripoli per la chiusura dell’annosa questione dei nostri debiti nei confronti dell’ex colonia. Per lui, sembra un gioco da ragazzi. Peccato che il governo Prodi gli avesse già spianato la strada.Il contenzioso con Gheddafi era iniziato 25 anni fa, quando il leader libico aveva fatto una richiesta di risarcimento al nostro paese, per i danni lasciati dal colonialismo. Gheddafi da subito ha puntato in alto, giocando al rialzo e usando la leva dell’immigrazione. L’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema aveva fatto passi importanti per trovare un’intesa, a cominciare dall’ammissione degli orrori che hanno segnato i trent’anni della presenza italiana in Libia.Ma è una questione di tempi, e l’accordo lo chiude Berlusconi. Sabato il premier è a Tripoli per farsi fotografare mentre riconsegna a Gheddafi la statua della Venere di Cirene, che era stata portata a Roma nel 1913. Insieme alla statua, Berlusconi porta in Libia la garanzia di un risarcimento di 5 miliardi di dollari, da spalmare su 25 anni. La Libia li utilizzerà per opere infrastrutturali: immobili e un’autostrada costiera che attraverserà la Libia, l’Egitto e la Tunisia. Ma anche Berlusconi porta a casa qualcosa, oltre alla bella figura nemmeno troppo meritata: Gheddafi si è impegnato infatti a collaborare sul terreno dei flussi migratori e delle risorse energetiche.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78511

h1

La frontiera di Barack

Agosto 31, 2008

Guardo, ascolto il discorso di Barack Obama che viene da un altro mondo nella notte del 28 agosto e mi rendo conto della distanza, come se ci fosse una profonda sfasatura nel tempo e nella Storia. Guardo e ascolto dal fondo di un fosso in cui sono stretto, spalla a spalla, fra Bossi e Borghezio, fra Marcegaglia e Berlusconi, fra Gelmini e Alfano, fra La Russa e Giovanardi. Guardo e ascolto un candidato alla presidenza degli Stati Uniti che parla fra gli applausi che non finiscono mai e dice frasi come queste: «Che cos’è il progresso? Certo non il numero di milionari, certo non la colpa di essere poveri, certo non la pena di non avere una assicurazione che paghi le spese mediche, certo non coloro che dormono per la strada, certo non i disoccupati che hanno perso il lavoro e la casa, certo non l’America che affonda mentre noi la guardiamo. Questa è l’America di Bush, l’America in cui vi dicono che se fate discorsi come questi siete lamentosi. Andate a dirlo ai cittadini di New Orleans abbandonata all’inondazione. Andate a dirlo alle famiglie dei soldati in Iraq. La prossima settimana il partito Repubblicano farà la sua “convention” e vi chiederà una proroga di altri quattro anni. Dite no, dite basta!». Questo, voglio spiegare ai lettori, non è l’elogio di un’America che non esiste. È la descrizione di una notte in cui un uomo politico giovane, con il vantaggio immenso di essere uno straordinario predicatore e l’handicap finora imperdonabile di essere nero, racconta di un Paese che non c’è ancora, ma potrebbe, all’improvviso arrivare nel mezzo di un mondo rovinato da rancore, esosità, furore di potere e violenza.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78496